L’Etna in sella tra grotte millenarie e paesaggi mozzafiato

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Ci sono percorsi che rappresentano, insieme, una sequenza da film di paesaggi mozzafiato e la via maestra verso la ricerca di sé stessi. Uno tra questi è sicurante la Pista Altomontana dell’Etna, sul versante Nord-Est del vulcano. Una sterrata, a quota 1.800 mt, lunga (circa 90km) ma non impossibile da compiere, anche per il biker un po’ meno allenato.

Dai rifugi “Ragabo-Brunek” al rifugio “Ariel” il sentiero è un continuo via vai di pini, abeti, castagne e ginestre. Fino a diventare una vera delizia per gli occhi e per l’olfatto di chi sceglie di immergersi nelle profondità incontaminate di questi boschi e deserti di lava, antichi crateri trasformati in foreste pietrificate e grotte millenarie.

Dopo aver raggiunto e scollinato oltre i rifugi “Galvarina” e “Palestro”, la salita cede il passo ad un lungo declivio che spinge a fermarsi solo una volta giunti all’ingresso di “Grotta Monte Nunziata”. Al traguardo di “Monte Scavo” la discesa cambia ed è un tuffo nel verde intenso del bosco, con panorami da afasia su Nebrodi e Peloritani.

LE BICI PIU’ ADATTE AL PERCORSO

Il prosieguo è un brusco risveglio, dall’Arcadia ai paesaggi “lunari” di rifugio “Saletti” e “Piano Dammusi”. Ma è un peccato fermarsi e non lasciare la bici per qualche decina di metri per fare una visita all’incantevole “Grotta dei Lamponi”, prima di raggiungere l’agognato ristoro della cisterna d’acqua piovana al rifugio “Timparossa”.

Al calare del sole, sono i “Monti Sartorius” a regalare ancora un respiro profondo tra querce e betulle. Poi si ritorna sulla Mareneve, verso Zafferana, e sulla strada di ritorno diventa difficile spiegarsi perchè, in quel lontano 1979, la lava potè trovare un limite soltanto di fronte ad minuscola chiesetta di montagna. D’altronde, non solo in Sicilia, qualcuno continua a credere che l’Etna sia un miracolo.

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